Associazione di medici di direzione sanitaria delle aziende USL e ospedaliere, dei presidi ospedalieri pubblici e privati, di igienisti e specializzandi dell'area igienista che si occupa di formazione, di attività scientifiche, professionali e sindacali relative alle direzioni sanitarie degli ospedali
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  • Il contratto della dirigenza medica del S.S.N. 1998/2001
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22/03/2006
 

VALUTAZIONE DELLO STATO ATTUALE DEI PIANI FORMATIVI E DELLE OPPORTUNITA' LAVORATIVE DA PARTE DI UN FUTURO DIRIGENTE SANITARIO

 

Dr. Claudio Lazzari

Specializzando in Igiene e Medicina Preventiva dell’Università degli Studi di Bologna

 

 

La situazione attuale consiste in uno stato di notevole confusione per i Medici in Formazione Specialistica delle Università Italiane, che si protrae ormai da più di 10 anni. La mancata applicazione del D.L.vo n° 368 del 17 agosto 1999ha impedito di trasformare le borse di studio per gli Specializzandi in un contratto di formazione-lavoro (come da Direttiva europea 93/16/CEE), sempre più volte promesso dai Governi di entrambi gli schieramenti. L’Italia è attualmente l’unico Paese in Europa in cui al medico specializzando non viene riconosciuto un contratto di formazione-lavoro, ma una borsa di studio di circa 900 euro mensili, nemmeno un terzo della retribuzione percepita dai medici specializzandi comunitari. Inoltre negli ultimi anni si è verificata una drastica riduzione (l’anno scorso del 30%) del numero delle borse di studio. Tenendo conto del fatto che il possesso di un Diploma di Specializzazione è un pre-requisito essenziale in ambito medico per l’inserimento, pur difficoltoso, nel mondo del lavoro, la situazione viene avvertita dai neo-laureati con un certo sconforto; inoltre il mondo del lavoro è caratterizzato anche per i medici neo-specializzati da precarietà e da contratti a tempo determinato non sempre rinnovati alla scadenza.Altre promesse nel corso degli ultimi anni si sono ripetutamente sprecate, come quella di provvedere ad identificare un percorso di formazione secondo norme precise, di identificare una contribuzione a fini previdenziali ed assistenziali, a riconoscere al medico specializzando lo standard di lavoratore e non di studente. Ma tutto questo non è stato mai realmente applicato. I bandi di concorso per l’accesso alle Scuole di Specializzazione vengono inoltre pubblicati ogni anno sempre più in ritardo rispetto all’anno precedente al punto che i vincitori vengono ammessi ai corsi ad Anno Accademico quasi terminato. Lo specializzando italiano dovrebbe essere considerato come un professionista che eserciti la propria attività ed eroghi le proprie prestazioni in maniera esclusiva all’interno delle strutture sanitarie dell’Università o con essa convenzionate in modo da favorirne l’accrescimento culturale e professionale, ma per lo stato italiano rimane semplicemente uno studente. E’ nel corso del 2005 poi che si sono concentrate le maggiori promesse: la Commissione Affari Sociali della Camera ha deciso di adottare un nuovo testo che stralcia la stipula dei contratti, ma concede lo stanziamento di 38 milioni di euro per aumentare la borsa di studio di circa 130-150 euro al mese. Nello stesso periodo il Governo, durante la conferenza stampa di presentazione della Finanziaria 2006, ha comunicato a tutte le Agenzie di stampa che nel provvedimento di bilancio sono previsti trecento milioni di euro per la stipula dei contratti dei medici specializzandi. Sono due provvedimenti contradditori e per tal motivo con molta probabilità saranno disattesi. Sempre nel 2005 il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca pubblica il Decreto sul “Riassetto delle Scuole di specializzazione di area sanitaria”, rivoluzionando l’attuale organizzazione delle Scuole di Specializzazione. Tale decreto identifica il percorso formativo del futuro medico di Direzione Ospedaliera nell’ambito della sotto-area dei servizi clinici organizzativi e della sanità pubblica nel contesto della Scuola di specialità in Igiene e Medicina Preventiva, come in passato. Alla stessa classe vengono accorpati corsi di studio in un cosiddetto primo anno (tronco comune) con medici che intendono specializzarsi in discipline diverse: i futuri medici legali, i medici del lavoro, gli statisti sanitari e i medici di aeronautica spaziale. Nei successivi 4 anni di formazione il futuro dirigente dovrà acquisire competenze ancor più variegate che in passato e frequentare necessariamente Distretti, Dipartimenti di Prevenzione e laboratori, perdendo l’occasione di poter concretizzare la possibilità formativa solo in Direzione Medica. In realtà una Scuola di Specialità per Dirigente Sanitario non esiste e non è prevista, quindi è solo con un’assidua e continua frequenza nell’ambito della Direzione che uno medico potrà acquisire quelle capacità necessarie per entrare a far parte del mondo del lavoro. Anziché unificare più specialità in un unico corso di studi si dovrebbe ridistribuire competenze e corsi formativi a seconda dell’ambizione e della futura attività lavorativa. Il suddetto decreto inoltre identifica una serie di obiettivi formativi che per essere realizzati adeguatamente richiederebbero molto più tempo dei previsti 5 anni. E’ fondamentale che il futuro Dirigente acquisisca conoscenze di base che spazino dalla statistica all’epidemiologia, dalla psicologia alla sociologia ed economia, dalla storia della medicina alla genetica etc., come previsto dal nuovo decreto, venendo a possedere un background culturale ampio e vasto; così facendo si corre però il rischio che lo specialista non diventi tale, ovvero non delimiti le conoscenze e le proprie attività verso un campo ristretto e specifico, ma apprenda tutta una serie di nozioni senza carpire il vero spirito del lavoro in Direzione Sanitaria.

Da più voci, in ambito congressuale o nelle pubblicazioni scientifiche in materia di Governo Clinico e del ruolo della Direzione Sanitaria, viene espressa la necessità di investire nelle risorse umane e nella formazione di giovani medici per creare una classe dirigente che sia in grado di esprimere una visione di sviluppo, di indirizzare l’organizzazione verso obiettivi di salute e, di conseguenza, di fissare le priorità per l’uso delle risorse con atti e comportamenti supportati da chiare e dimostrate evidenze scientifiche e da valutazioni economiche. Questo obiettivo viene realizzato solo in alcunerealtà e andrebbe tutelato ed incentivato anche a livello nazionale.

 

 

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