Associazione di medici di direzione sanitaria delle aziende USL e ospedaliere, dei presidi ospedalieri pubblici e privati, di igienisti e specializzandi dell'area igienista che si occupa di formazione, di attività scientifiche, professionali e sindacali relative alle direzioni sanitarie degli ospedali
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16/01/2007
 

INTERVISTA ALL'ONOREVOLE KATIA ZANOTTI

 

Domanda: Quali sono le 3 scelte che potrebbero cambiare la Sanità dal prossimo quinquennio a parità di risorse?

  • un nuovo progetto di medicina del territorio attraverso la promozione della Casa della salute. Uno dei maggiori obiettivi deve essere quello di porre in essere l’effettiva integrazione socio-sanitaria in un quadro di sviluppo delle cure primarie a livello nazionale. Solo così si potrà infatti realizzare quella continuità assistenziale, dall’ospedale al proprio domicilio, che rende effettivo il diritto alla salute del cittadino. Per la realizzazione di ciò è necessario potenziare la medicina del territorio, tradizionalmente un aggregato povero di ambulatori e di servizi senza una propria identità e senza un proprio radicamento nell’immaginario collettivo, nonché la figura del medico difamiglia, ruolo cruciale per promuovere la continuità assistenziale e offrire al cittadino un punto di riferimento che lo guidi nel suo percorso di formazione, cura e riabilitazione. Tutto ciò può avvenire con la costituzione della “Casa della salute” che potrebbe diventare la struttura polivalente e funzionale in grado di erogare materialmente l’insieme delle cure primarie e di garantire la continuità assistenziale con l’ospedale e le attività di prevenzione.

 

  • Un intervento organico a sostegno delle persone non autosufficienti che abbia l’obiettivo:1)di aumentare in misura consistente il numero delle persone non autosufficienti che possano beneficiare delle prestazioni assistenziali fino a pervenire adun universalismo vero; 2) di potenziare e variare tanto le opportunità di assistenza a domicilio e sul territorio, superando la frammentarietà e i forti squilibri territoriali che sinora hanno contraddistinto la rete dei servizi esistenti, quanto l’offerta di sostegno economico; 3)di rafforzare i diritti soggettivi delle persone non autosufficienti rendendo esigibile il diritto alla prestazione; 4) di ridurre l’impatto finanziario delle famiglie.

In questa prospettiva il tema della integrazione socio-sanitaria edella reperibilità dellerisorse finanziarie a disposizione diventanotemi dirimenti per chiunque si accinga alla predisposizione di un efficace e non propagandistico intervento legislativo che si proponga di rendere davvero praticabili tutele e sostegni.

  • L’innovazione nella sanitàche è doveroso costruirenon può che avere al centro il cittadino protagonista: quello reale ed attuale.Un cittadino esigente al quale non rivolgere solo buona assistenza, ma da considerare, insieme agli attori delle politiche pubbliche, protagonista e codecisore del suo benessere.

 

 

Domanda:Quale è la percentuale di PIL che lei ritiene ottimale per la Sanità del 2007 -2008-2009?

Più che parlare di percentuale ottimale del PIL bisognerebbe puntare l’attenzione sulla certezza delle risorse da poter destinare al SSN.Fino ad oggi la costante sottostima, delle risorse finanziarie e la non certezza di queste ha portato ad un punto di non ritorno con l’evidenza di disavanzi gestionali tali da far emergere un rischio reale di “non governabilità” del sistema stesso. Ecco dunque la decisione di avviare il confronto tra Stato e Regioni per la sottoscrizione di un “Nuovo patto per la spesa sanitaria” capace di traghettare il sistema verso una stagione di certezze e stabilità di governo. Il confronto con le Regioni ha portato ad una valutazione condivisa con esse del fabbisogno di spesa tenendo anche conto del consuntivo di spesa dell’anno 2006, attraverso un attento riesame dell’appropriatezza dei Lea. La certezza di risorse finanziarie ha individuato nel 6,6% del Pil per il triennio 2007/2009 un punto di partenza per la programmazione dei piani e delle politiche regionali, cui affiancare un fondo “straordinario” per le Regioni che presentano grandi criticità finanziarie con l’obiettivo dell’azzeramento del debito entro il 2009.

 

Domanda: Quali sono le priorità odierne per la Sanità del Governo?

Risposta: Le priorità del Governo in materia sanitaria si possono dire racchiuse nel Patto per la salute siglato tra le Regioni e il Governo centrale e recepito nelle sue parti essenziali dalla legge finanziaria. Possiamo affermare di essere ad una vera e propria svolta nelle politiche di tutela della salute nel nostro Paese. Dopo anni di permanente conflittualità istituzionale tra Governo centrale e Governi regionali, per la prima volta si è raggiunto un accordo unitario. Con il Patto si trasferisconoalle Regioni risorse certe e nel contempo precise responsabilità. L’accordo, in linea di principio, si fonda sull’accoglimento delle proposte delle regioni e su nuove ed aggiuntive risorse al SSN. Dopo anni di sottostime del Fondo sanitario e di assenza di politiche di investimenti a lungo termine, finalmente avremo una riduzione degli sprechi, una stabilizzazione della spesa nonchè un miglioramento della qualità dei servizi e delle prestazioni, anche attraverso il superamento del divario tra nord e sud. Gli obiettivi per la Sanità del Governo sono dunque:

più risorse per il Servizio sanitario nazionale.
Le risorse complessive per il Ssn salgono a 101,3 miliardi di euro, grazie a 6 miliardi di finanziamento in più da parte dello Stato rispetto alla precedente finanziaria del centro destra.
 
Più investimenti per migliorare i servizi.
3 miliardi in più per gli investimenti destinati all'ammodernamento degli ospedali e all'apertura di nuovi servizi sanitari con particolare attenzione a:

  • apparecchiature di radiodiagnostica e radioterapia, con priorità per le regioni meridionali
  • strutture residenziali per malati terminali
  • strutture per assistenza odontoiatrica
  • istituzione di nuove unità spinali nelle zone del Paese che ne sono sprovviste
  • incremento degli screening oncologici
  • iniziative per la salute della donna
  • potenziamento dei sistemi informativi e di controllo della qualità.

Più fondi per la ricerca scientifica.
Salgono a 349,5 milioni di euro i fondi per la ricerca medica e sanitaria del Ssn: 80 milioni in più rispetto al 2006.

Più attenzione alla spesa pubblica.
Grazie ad interventi di razionalizzazione della spesa e di miglioramento dell'efficienza di Asl e Ospedali, il risparmio per il Servizio sanitario nazionale sarà di 3 miliardi di euro. Tra gli interventi:

  • riduzione prezzi dei farmaci in fascia A
  • riduzione prezzi dei dispositivi medici (da provette e siringhe a valvole cardiache, ecc.) attraverso aste pubbliche di acquisto con prezzi calmierati a pari qualità
  • riduzione delle tariffe dei laboratori di analisi (questa misura comporterà anche una minore spesa da parte dei cittadini non esenti).

 

Domanda:Quale pensa possa essere in futuro il ruolo del Direttore Sanitario Aziendale e del Direttore Sanitario di Presidio?

Risposta: Pur restando il Direttore generale responsabile della gestione complessiva dell'Aziendaassicurandone così il regolare funzionamento, anche attraverso l'esercizio dei poteri di indirizzo e controllo, è opportuno valorizzare ulteriormente sia il ruolo del direttore sanitario che di quello di presidio, attribuendo a questi una maggiore qualificazione ed autonomia funzionale nell’ambito della struttura gerarchica già delineata.

 

 

Domanda:Cosa pensa della possibilità che si ventila di ritorno del Consiglio di Amministrazione nelle aziende Sanitarie?

Risposta: Non credo che un ritorno al passato possa migliorare il diritto alla salute dei cittadini. Bisogna semmai puntare verso due direzioni. Da un lato il rilancio del processo di aziendalizzazione inteso come diffusione della cultura dell’innovazione nella pubblica amministrazione. L’azienda dovrebbe essere vista come luogo di sintesi e raccordo tra le politiche regionali e le istanze locali e questo perché l’Azienda si trova al centro di una triangolazione fra Regione, Comuni e Cittadini con il compito di rispondere a richieste fra loro non omogenee. Dall’altro, sicuramente, bisogna che ci sia una maggiore collaborazione tra Comuni e Aziende sanitarie al fine di garantire una appropriata risposta ai bisogni di salute e protezione sociale dei cittadini.

 

 

 

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